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La guerra in Ucraina ci insegna che analizzare il rischio politico non è più un optional per le aziende

di Cecilia Emma Sottilotta - lunedì, 6 giugno 2022, 09:28
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I drammatici sviluppi che stanno facendo seguito all’invasione dell’Ucraina da parte del governo russo mettono le aziende italiane di fronte a una verita’ incontrovertibile: in una fase di crescente incertezza geopolitica quale quella che stiamo attraversando analizzare  e gestire il rischio politico non e’ piu’ un optional.

Ma cosa intendiamo esattamente per rischio politico? Innanzitutto, il rischio politico va distinto dal rischio Paese. Mentre quest’ultimo  è  un concetto piu’ ampio, poiché include le caratteristiche economiche e finanziarie del cosiddetto “sistema Paese”, il rischio politico si riferisce specificamente a situazioni quali ad esempio proteste di massa, episodi di violenza politica, il risultato di un’elezione, un colpo di stato o semplicemente la caduta di un governo, che a determinate condizioni sono in grado di destabilizzare l’ambiente in cui le imprese operano mettendo a repentaglio la redditivita’ di un investimento causando notevoli perdite di profitto.

Nel mondo di oggi, caratterizzato da fenomeni complessi e intrecciati come la proliferazione di conflitti ad alta e bassa intensità, consistenti flussi migratori, terrorismo transnazionale, minimizzare o ignorare i rischi politici può comportare un prezzo molto elevato per le imprese che operano all’estero.

Prendiamo il caso dell’industria ceramica, uno dei fiori all’occhiello dell’economia italiana. Nonostante la produzione e l’export dell’industria ceramica in Italia avessero sperimentato una flessione nella prima meta’ del 2021 a causa della crisi innescata dalla pandemia, nel secondo semestre dell’anno si e’ registrata una ripresa, trainata tra le altre cose da un significativo rimbalzo del settore dell’edilizia, che ha fatto ben sperare gli operatori del settore.

Nel febbraio di quest’anno, questo clima di moderato ottimismo e’ stato purtroppo turbato dalla guerra di aggressione voluta da Putin contro l’Ucraina. In effetti, l’Ucraina e’ stata da sempre al centro dell’attenzione per le aziende del settore della ceramica, visto che il Paese vanta ricchi giacimenti di argilla. Con i porti di Odessa e Mariupol bloccati, la penuria di materia prima e’ diventato un problema della massima urgenza. Il destino di un intero settore  e’ ormai legato a doppio filo alla soluzione di una crisi internazionale che sembra complicarsi con il passare del tempo. 

Per quanto l’approvvigionamento di materie prime scarse sia un problema di non facile soluzione, preparare le aziende a reagire prontamente nel caso in cui rischi di natura politica si materializzino non e’ impossibile.  Seguire con attenzione gli sviluppi politici che possono potenzialmente avere un impatto sull’operativita’ e i profitti dell’azienda e’ indispensabile. Un buon punto di partenza sono  le analisi ad ampio spettro offerte da agenzie che si occupano del credito all’esportazione come SACE.  L’imprescindibile passaggio successivo e’ tuttavia avvalersi di analisi sviluppate tenendo in conto le specifiche vulnerabilita’ dell’azienda rispetto a cambiamenti sfavorevoli nell’ambiente socio-politico in cui essa opera.