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Il Successo Lavorativo: Il Ruolo dell’Assertività e dei Modelli Operativi Interni

di Patrizia Somma - mercoledì, 4 maggio 2022, 15:23
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Il contesto lavorativo in cui interagiamo, richiede la capacità di modulare e mediare i propri bisogni con quelli altrui, adattandoci all’ambiente e alla cultura in cui ci muoviamo e alle sue regole.
Questo vuol dire cercare di non essere aggressivi, penalizzando l’altro a proprio vantaggio, né passivi, privilegiando le richieste dell’altro e finendo per penalizzare noi stessi. Insomma, un processo complesso che è possibile riassumere nella parola Assertività (Wolpe, 1959).
Un individuo Assertivo, riesce ad avere ben chiaro cosa desidera; agisce per ottenerlo; rispetta i diritti degli altri; non si sente in colpa; mantiene una buona opinione di sé nel caso gli sia difficile o impossibile soddisfare i propri desideri. Agisce nel rispetto dei propri bisogni e quelli altrui con onestà e lealtà.
Ma essere assertivi, non significa solo esprimere il proprio punto di vista o manifestare il proprio dissenso. Essere Assertivi implica un processo ben più complesso e profondo la cui matrice è costituita da Emozioni e Comportamento in cui le nostre Credenze e Valutazioni, giocano un ruolo primario.
Chi non è assertivo tende ad avere uno stile relazionale interpersonale Passivo o Aggressivo, mostrando nel primo caso, difficoltà ad esprimersi nascondendo il proprio pensiero e le proprie emozioni; nel secondo caso, la persona raggiunge spesso i suoi obiettivi ma a spese dei diritti degli altri.
Tali comportamenti, nel tempo possono determinare gravi conseguenze: Ansia Sociale, Stati Depressivi, Sensi di Colpa, Vergogna, Scoppi di Rabbia, Riduzione livello di Autostima ed Autoefficacia, Isolamento Sociale.
Chi è più allenato ad agire secondo un modello ottimale, impara a valutare obiettivamente sia gli stimoli interni che gli stimoli esterni. Riesce ad esprimersi in modo socialmente adeguato secondo il criterio del meglio ed in maniera aperta e concreta. Non teme gli altri perché si limita a descrivere i fatti e a non giudicare. Porta esperienze personali e non degli altri.
Coloro che hanno delle Rappresentazioni di Sé e dell’Altro disfunzionali e disadattive difficilmente costruiscono e mantengono buone relazioni interpersonali, poiché ritengono che sperimentare una vasta gamma di sentimenti e comportamenti rappresenti una potenziale minaccia per le relazioni con gli altri.
Se nel percorso evolutivo si sperimenta che essere Assertivi significa rovinare le relazioni con gli altri, si tenderà ad avere difficoltà nel riconoscere i propri sentimenti e a comportarsi costantemente in modo disfunzionale.
Le persone affette da problemi psicologici tendono ad adottare atteggiamenti Anassertivi, modelli interpersonali ripetitivi, creando relazioni che confermino i propri schemi.
Siffatti, schemi, il più delle volte sono disfunzionali, poiché discendenti da relazioni di Attaccamento di Base Insicure o Disorganizzate. Il caregiver irrisolto può talvolta manifestare, durante l’accudimento del proprio bambino reazioni di allarme e collera. Tali situazioni, scatenano nel bambino l’attivazione del sistema di difesa ed il caregiver diventa al tempo stesso fonte e soluzione del suo terrore. Il bambino vede l’altro come persecutore, vittima e salvatore, in un’alternanza di ruoli che disorganizza la mente e dissocia la coscienza (Liotti, 2009).
Un buon funzionamento psichico prevede un “Attaccamento Sicuro” e schemi interpersonali che consentano di costruire facilmente relazioni e sperimentare un’ ampia gamma di sentimenti e comportamenti. Queste esperienze di apprendimento promuovono nell’individuo lo sviluppo di una serie di rappresentazioni mentali di sé e degli altri, che si definiscono “schemi interpersonali” o “schemi relazionali” (Sefran e Muran, 2000). Questi schemi, secondo la Teoria dell’Attaccamento sono dei veri e propri Modelli Operativi Interni (MOI) che guidano i nostri pensieri, credenze e comportamenti.
Essi sono alla base del proprio Valore e delle Aspettative degli Altri (Bowlby, 1980 e Liotti, 2009).
Nielsen e colleghi (2012) hanno dimostrato che fattori di personalità sono di importante rilievo per spiegare le azioni e le reazioni sul posto di lavoro e che comportamenti lesivi sono correlati con la necessità di autoregolamentare la minaccia dell’autostima e con un livello alto di incompetenze sociali.
La competenza sociale di un individuo può essere valutata sulla base dei suoi comportamenti emessi sul totale delle sue interazioni.
Migliorare e potenziare le “Abilità Sociali”, attraverso interventi psicoterapeutici organizzativi, insegna ad esprimere in modo efficace le proprie esigenze e migliora la visione di Sé e dell’Altro; incrementa le proprie abilità interpersonali e sviluppa comportamenti costruttivi ed equilibrati, fattori imprescindibili per lo sviluppo organizzativo in termini di produttività e benessere aziendale.

Bibliografia
Bowlby, J. (1979). The bowlby-ainsworth attachment theory. Behavioral and Brain Sciences, 2(4), 637-638.
Coyne, I., Seigne, E., & Randall, P. (2000). Predicting workplace victim status from personality. European journal of work and organizational psychology, 9(3), 335-349.
Liotti, G. (2009). I modelli operativi interni dell’attaccamento nella relazione terapeutica.
Curtis, J. R., Ciechanowski, P. S., Downey, L., Gold, J., Nielsen, E. L., Shannon, S. E., ... & Engelberg, R. A. (2012). Development and evaluation of an interprofessional communication intervention to improve family outcomes in the ICU. Contemporary clinical trials, 33(6), 1245-1254.
Safran, J. D., & Muran, J. C. (2006). Has the concept of the therapeutic alliance outlived its usefulness?. Psychotherapy: Theory, research, practice, training, 43(3), 286.
Salin, D. (2003). Ways of explaining workplace bullying: A review of enabling, motivating and precipitating structures and processes in the work environment. Human relations, 56(10), 1213-1232.
Wolpe, J. (1959). Psychotherapy Based on the Principle of Reciprocal Inhibition.