Immagine Antonella Vulcano

La tecnologia blockchain: una leva per la valorizzazione dei prodotti Made in Italy e la competitività delle PMI italiane

di Antonella Vulcano - martedì, 12 aprile 2022, 08:02
Su tutto il web

La trasformazione digitale sta generando una profonda metamorfosi di interi settori produttivi. In un contesto fortemente interconnesso è sempre più necessario automatizzare processi e attività e garantire velocità di trasmissione tra una molteplicità di attori consentendo l’accesso in tempo reale a dati e informazioni. L’agroalimentare è uno dei settori che sta maggiormente affrontando questa profonda trasformazione con l’impiego crescente di tecniche innovative lungo tutta la filiera produttiva. Il mercato italiano dell’agricoltura 4.0 è passato da un valore di 540 milioni di euro di fatturato del primo semestre del 2020 agli 1,3 miliardi a fine 2020, fino ad arrivare agli 1,6 miliardi nel 2021 (+23%)[1] . Una crescita sorprendente che riguarda principalmente l’impiego di software gestionali e sistemi di monitoraggio e controllo delle macchine, ma anche una attenzione ai sistemi di analisi dei dati e supporto alle decisioni. Il settore agroalimentare può contare infatti su un grande patrimonio di dati che provengono dai diversi attori della filiera, dal campo, dagli allevamenti, da altre fonti legate ai sistemi di produzione, ai processi, ai componenti del prodotto. E che utilizza dati anche per le operazioni di controllo e conformità alla normativa in materia di sicurezza dei prodotti. La distribuzione poi, con la logistica e il trasporto, richiede dati costantemente aggiornati. Infine, il consumatore, l’ultimo anello della catena, è sempre più orientato a fare acquisti in modo consapevole e non si accontenta più solo di conoscere l’origine delle materie prime, gli ingredienti e i valori nutrizionali, ma chiede informazioni anche sulle diverse fasi del processo di produzione e trasformazione e sugli attori coinvolti. 

Il settore agroalimentare, sostenuto da grandi produttori e distributori, ma anche da una miriade di piccole e medie imprese, è oggi al centro di un profondo processo di innovazione che fa leva sulle tecnologie digitali per ottimizzare e valorizzare le filiere tutelando il consumatore, migliorando la qualità e la resa delle produzioni e garantendo origine e salubrità dei prodotti.

Nel nuovo paradigma produttivo stanno emergendo nuove esigenze: dalla necessità di gestire dati verificabili e garantire accesso alle informazioni in tempo reale, alla possibilità di utilizzare contratti intelligenti, registri elettronici decentralizzati, ma anche assicurare maggiore trasparenza della supply chain, monitorando luoghi di origine delle materie prime, sostenibilità del prodotto e del processo di produzione, caratteristiche intrinseche del prodotto e del suo stato di conservazione.

In questo ambito tra le tecnologie che stanno mostrando una maggiore capacità di offrire soluzioni in linea con tali esigenze c’è senz’altro la blockchain. Il termine blockchain deriva dall’unione delle parole block (blocco) e chain (catena). Si tratta di un database distribuito decentralizzato, strutturato come una catena di blocchi, che registra transazioni correlate tra loro: un registro condiviso, pubblico e decentralizzato nel quale inserire informazioni in sequenza che, una volta registrate, non possono essere né modificate né eliminate. La sequenzialità e l’immutabilità dei dati immessi garantiscono l’integrità e la sicurezza delle informazioni “notarizzate” sul registro distribuito prevenendo eventuali interventi impropri da parte dei soggetti coinvolti nella filiera.

La blockchain non è una tecnologia che certifica la veridicità di un dato o che si sostituisce alle procedure di certificazione tradizionali, ma può supportare il processo di certificazione dimostrando l’esistenza del dato e la sua immutabilità nel tempo, conferendo data certa e paternità del dato, aumentando così i livelli di garanzia e di trasparenza della filiera. L’utilizzo della blockchain può essere quindi uno strumento complementare alle certificazioni di qualità per registrare e validare i requisiti dei prodotti, ad esempio quelli a marchio IGP, DOP e DOCG. 

La blockchain può intervenire in combinazione con altre tecnologie emergenti quali l’IoT, Ia sensoristica avanzata, l’Intelligenza Artificiale, per supportare la registrazione e l’archiviazione dei dati raccolti lungo la filiera fornendo una traccia immutabile di un prodotto dalla fase di produzione a quella di vendita mediante l’utilizzo integrato di diversi dispositivi quali sensori smart e codici QR o sistemi RFID.

Attraverso l’utilizzo della tecnologia blockchain, i produttori possono creare una sorta di “carta d’identità del prodotto” valorizzando informazioni che riguardano i luoghi di origine e provenienza, le tecniche impiegate nella produzione e conservazione, i processi di distribuzione. Ciò può offrire una tutela sia al consumatore finale, sia al produttore il quale, in modo trasparente, può dichiarare la composizione del proprio prodotto di qualità e certificare le buone pratiche o le metodiche più o meno tradizionali che ci sono dietro la sua realizzazione. In questo modo, si crea un collegamento tra produttore e consumatore e si instaura un rapporto di fiducia autentico e trasparente in uno spazio digitale che può portare molti benefici alle aziende in termini di acquisizione di nuovi clienti e aumento del loro grado di soddisfazione. 

Una filiera, dunque, che diventa sempre più trasparente, basata sulle persone e sulla fiducia. Ed è proprio la fiducia l’elemento centrale nell’utilizzo della tecnologia blockchain. Non a caso nel 2015 l’Economist l’ha definita ‘the trust machine’, cioè la macchina della fiducia, per enfatizzare la possibilità che, all’interno di un’architettura distribuita e decentralizzata - dove tutti possono verificare e nessuno detiene da solo il potere del controllo - ci si possa fidare di più.

Ma cosa può fare la blockchain in un settore ad esempio come quello agroalimentare? E quali benefici può portare ad aziende che vendono sui mercati esteri? Ci possiamo soffermare su tre impieghi principali: 

  • la tracciabilità della filiera per la conoscenza dell’origine dei prodotti Made in Italy e la gestione della catena di approvvigionamento; 
  • il monitoraggio dei prodotti in tempo reale lungo tutto il percorso della supply chain: agricoltori, trasformatori, logistica, distributori e retail;
  • la certificazione della provenienza ed autenticità per proteggere il mercato italiano e combattere i fenomeni di contraffazione e di Italian sounding.

Sul tema della tracciabilità sono tanti gli esempi applicativi che coinvolgono consorzi e cooperative sul territorio nazionale, così come i grandi marchi industriali e della grande distribuzione: dal pesto della Barilla che arriva a tracciare in blockchain ogni singola piantina di basilico, alla filiera della Pasta di Granano IGP che traccia l’origine del grano, il tempo e la temperatura di essiccazione, dal consorzio Arancia Rossa di Sicilia IGP per la difesa dell’agrumicultura siciliana, alla prima blockchain dedicata alla filiera del pollo lanciata da Carrefour Italia già nel 2018. Ma c’è spazio anche per piccoli e medi produttori. Lo dimostrano le numerose applicazioni che negli ultimi anni sono state adottate da diverse cantine produttrici di vini e nel comparto dell’olio dove, attraverso l’utilizzo di etichette intelligenti, ad esempio un QR Code, i produttori possono raccontare in modo affidabile e sicuro il valore contenuto in ciascuna bottiglia di vino o di olio rendendo disponibili documenti, attestazioni e certificazioni, foto e contenuti multimediali attraverso i quali il consumatore può conoscere a fondo la storia degli alimenti, facendo un acquisto più consapevole. Un prodotto, quindi, che si “auto-racconta” (storytelling) offrendo degli ovvi vantaggi ai produttori in termini di rafforzamento di immagine e reputazione con conseguente aumento della competitività sia sui mercati locali che esteri. 

Anche il monitoraggio in tempo reale di ogni prodotto dalla fattoria alla tavola può essere un aspetto molto vantaggioso per chi vende e distribuisce prodotti soprattutto laddove può essere controllato in tempo reale il contenuto di una spedizione lungo l'intero percorso fino alla consegna, raccogliendo e certificando i dati di tracciabilità geolocalizzata e la registrando i parametri relativi ad esempio alla temperatura, al PH, al livello di umidità durante il trasporto.

Infine il tema della contraffazione. Alla fine del 2020 i dati di Coldiretti mostravano come il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo avesse raggiunto gli oltre 100 miliardi di euro con un aumento record del 70% nel corso dei dieci anni precedenti per effetto dell’utilizzo improprio di parole, colori, riferimenti geografici, immagini, denominazioni, marchi evocativi, e persino ricette, per promuovere e commercializzare prodotti realizzati all’estero, ma offerti sul mercato internazionale come prodotti Made in Italy (Italian Sounding). Questo fenomeno investe molte filiere del cibo e principalmente quelle dei prodotti lattiero-caseari (mozzarella, parmigiano), del tartufo e del pomodoro, dell’olio e del caffè.

Di fronte a tutto questo, le eccellenze del food Made in Italy si trovano ad affrontare una sfida che può rappresentare un’enorme opportunità per mantenere e consolidare le proprie quote di mercato soprattutto all’estero: valorizzare la territorialità e l’autenticità dei prodotti, per combattere la contraffazione e il dumping nei prezzi creato da prodotti esteri falsamente identificati come italiani. Riappropriarsi dunque di ciò che è italiano per comunicarlo e raccontarlo nel modo giusto.

Ma non dobbiamo fermarci solo a questo. L’impiego di soluzioni basate sulla tecnologia blockchain consente sì di creare fiducia all’interno e all’esterno della filiera e di certificare la provenienza Made in Italy delle materie prime o dei prodotti per accrescere l’identità dell’azienda e rafforzare il suo brand, ma anche di raccogliere dati lungo tutta la filiera e valorizzarli per conseguire benefici al di là della garanzia di sicurezza alimentare creando maggiore efficienza nella filiera, coordinamento tra i suoi attori, supervisione dei processi al fine di migliorare la sua sostenibilità. Questo rappresenta una opportunità per ciascuna azienda di ogni settore produttivo che operi nella fase di produzione, trasformazione e distribuzione. Perché consente di ridisegnare le procedure, analizzare i costi ed efficientare i processi, identificare gli sprechi lungo la catena di fornitura ed affrontare il processo di trasformazione digitale. In questo senso, quello che abbiamo analizzato per il settore agroalimentare può valere anche per altri settori del Made in Italy, soprattutto quelli più esposti sul mercato internazionale quali il tessile, abbigliamento e moda, i prodotti di lusso, i gioielli e le produzioni artistiche.

Nonostante i vantaggi e i benefici fin qui descritti, tuttavia, c’è ancora molto scetticismo da parte delle aziende verso l’applicazione di questa tecnologia spesso associata unicamente al settore delle monete digitali e al Fintech, ma che invece sta diventando sempre più pervasiva in diversi settori industriali, del retail e della logistica. 

Una barriera all’adozione nelle realtà più piccole è senz’altro la scarsa conoscenza dei vantaggi e dei benefici che ne derivano, ma anche il timore di dover affrontare investimenti consistenti non proprio alla portata di imprese di piccole e medie dimensioni. In realtà, oggi l’offerta di soluzioni è abbastanza ampia e sono presenti sul mercato diversi fornitori che permettono l’utilizzo della tecnologia attraverso sistemi di facile accesso e a costi contenuti. Con un impegno limitato, ad esempio, le aziende possono raccogliere digitalmente le informazioni relative ad un prodotto e racchiuderle in un QR Code da applicare sul packaging per trasferire informazioni facilmente fruibili dai consumatori. 

Sul piano della consapevolezza e della conoscenza della tecnologia e di quali vantaggi può offrire è senz’altro essenziale avvicinare le imprese al tema e portare esempi dimostrativi concreti. Su questo, nel corso del 2021, l’Agenzia ICE ha svolto un ruolo importante portando avanti in collaborazione con l’iniziativa europea B-HUB FOR EUROPE, un’attività di diffusione e formazione nell’ambito del Piano Export Sud a beneficio di piccole e medie imprese italiane per far conoscere la tecnologia e le sue potenzialità attraverso seminari di approfondimento e attività di accompagnamento (Corsi “Innovare per Crescere – Innovazione e Blockchain”). Questa azione proseguirà anche nel corso del 2022.

Un’altra leva fondamentale per stimolare l’adozione è fornire incentivi alle imprese. Anche su questo fronte va sottolineato l’impegno dell’Agenzia ICE che lancerà il “Progetto Blockchain per l'Internazionalizzazione” con l’obiettivo di fornire supporto alle PMI italiane delle filiere agroalimentare e tessile/abbigliamento per l’accesso a servizi digitali basati sulla tecnologia blockchain. Dopo la fase di selezione dei fornitori dei servizi in questa prima parte dell’anno, si aprirà la fase di candidatura delle imprese per l’accesso alla misura.

L’auspicio è che, nell’attuale contesto globale caratterizzato da nuovi paradigmi produttivi ad elevata digitalizzazione, le piccole e medie imprese sappiano cogliere le potenzialità di questa tecnologia abilitante e l’innovazione basata sulla blockchain possa divenire una leva strategica per ottenere processi produttivi più efficienti e per valorizzare la qualità tipica dei prodotti italiani, imprimendo nuova competitività al sistema paese.


[1] - Fonte: Dati Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano, marzo 2021