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High Tech - High Touch. Anche le fiere si interrogano sul loro futuro

di Marco Barozzi - Wednesday, 24 March 2021, 16:48
Su tutto il web

Il Covid-19 ha costretto un po’ tutto e tutti a reinventarsi. E il mondo fieristico non fa eccezione. 

Da diverso tempo ormai si è acceso il dibattito sulle fiere virtuali, o meglio digitali, e le fiere fisiche, e quali rispondano meglio alle esigenze di una società in continua evoluzione. 

Il recente, repentino passaggio da evento fisico a evento digitale, motivato dall’emergenza sanitaria, non è poi del tutto sorprendente, se si pensa che le fiere hanno da tempo adottato l’uso della tecnologia per migliorare i risultati ed aumentare la soddisfazione dei partecipanti, siano essi visitatori, sponsor ed espositori.

Ho già avuto modo di esprimere in varie occasioni la mia opinione riguardo l’insostituibilita’ dell’incontro face-to-face, della relazione interpersonale che solo un evento presenziale è in grado di garantire, pur riconoscendo la crescente importanza del digitale e i vantaggi che esso comporta. E che accompagnerà - lo sta già facendo - le fiere nel futuro.

Ma le tecnologie, se usate bene, possono favorire, arricchire e agevolare il rapporto umano e personale, non sostituirlo. 

Qualche settimana fa mi è capitato di leggere un interessante articolo che parlava di un libro di John Naisbitt, autore ed oratore americano nel campo degli studi sul futuro, intitolato “High Tech - High Touch: Technology and Our Search for Meaning”, pubblicato nel 1999, in cui Naisbitt riprendeva il concetto già espresso nel suo libro “Megatrends” del 1982, quando i personal computer stavano nascendo, Internet era ancora il ristretto privilegio di alcune università e pochi forse allora avrebbero predetto la sua attuale diffusione.

Dice Naisbitt: “High tech - high touch” è una formula che uso per descrivere il modo in cui rispondiamo alla tecnologia. Ogni volta che una nuova tecnologia viene introdotta nella società, ci deve essere il contrappeso di una spinta umana che ristabilisce l’equilibrio - cioè high touch - se no, la tecnologia viene respinta. Più c’è high tech, più occorre high touch”.

A diciassette anni di distanza dalla pubblicazione del suo primo libro, era proprio lo sviluppo delle nuove tecnologie di comunicazione a riportare di attualità questo argomento. E, aggiungo, a più di vent’anni dalla sua pubblicazione, quell’attualità è ancora più attuale. “High tech - high touch”, suona come un ammonimento, o meglio, un avvertimento a tenere conto del fattore umano e dei valori di relazione personale in ogni uso delle tecnologie. 

In una lunga e interessante intervista, Naisbitt spiegava: “Il problema oggi è che, mentre la tecnologia ha avuto una rapida accelerazione, il cambiamento sociale non ha la stessa andatura. C’è una distanza crescente tra l’evoluzione tecnologica e quella sociale: è questo vuoto culturale che crea problemi.... La definizione “high tech - high touch” può avere molti significati pratici. Per esempio, high tech vuol dire accelerare i tempi, spingere tutto verso l’immediato, ‘il tempo reale’. High touch significa avere tempo.... Più tecnologia introduciamo nella nostra società, più le persone vogliono stare insieme. Al cinema, ai concerti, a fare la spesa, al ristorante, in ufficio”.

E le fiere, gli eventi rientrano appieno nel novero dei luoghi di incontro. 

Ricordo che dopo l’avvento di Internet, molti avevano profetizzato la scomparsa delle fiere, dimenticando il valore del contatto umano, del rapporto interpersonale, del livello di coinvolgimento unico con i partecipanti che sono capaci di creare. 

E le fiere sono andate avanti, adeguandosi alla nuova realtà ed integrando internet e social media per dare maggiore sostegno alle esigenze non solo di espositori e visitatori, ma di tutti gli stakeholder. 

Succederà lo stesso nel post-pandemia.

Ci sarà una nuova normalità, è assai probabile, che sarà la creazione di esperienze online e offline completamente integrate. Come hanno detto illustri esponenti e responsabili dell’industria fieristica internazionale, gli eventi presenziali rimarranno punti di forza, ma dovremo continuare a parlare utilizzando piattaforme online per offrire esperienze connesse per un pubblico globale, che durino a lungo nel futuro.