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L’impatto del coronavirus su fiere ed eventi professionali: verso una nuova normalità

di Marco Barozzi - Wednesday, 10 June 2020, 09:04
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Il nostro paese, come gran parte del mondo, ha sofferto e sta soffrendo i gravi effetti della pandemia Covid-19, che ha sconvolto il nostro modo di vivere, di lavorare, di relazionarci, e pone domande sul futuro di una società sempre più tecnologica e globale. 

Il problema oggi è che la tecnologia continua ad accelerare rapidamente, mentre il cambiamento sociale non ha la stessa andatura. C’è un gap crescente tra evoluzione tecnologica e sociale, esiste un vuoto culturale che crea problemi.

Come ho avuto occasione di scrivere in un recente articolo su LinkedIn,  il nuovo coronavirus è il cigno nero del 2020, che sta influenzando in maniera decisa la nostra vita professionale. 

L'industria delle fiere e degli eventi è, tra tutte, una delle più colpite.

E’ interessante notare come nell’ottobre del 2019, Marco Giberti, uno tra i più conosciuti ed apprezzati esperti del business fieristico internazionale, avesse pubblicato uno stimolante articolo intitolato “Looking for the Black Swan in the live events industry”, prendendo spunto dal famoso libro di Nassim Nicholas Taleb, “The Black Swan”, in cui l’autore si concentra sull’impatto estremo che rari ed imprevedibili eventi hanno sulle nostre vite. La sua teoria è in pratica una metafora per descrivere un evento, un accadimento che arriva come una sorpresa, un fulmine a ciel sereno che provoca pesanti effetti e viene spesso impropriamente razionalizzato con il senno di poi.

Diversi settori come la musica, i trasporti e l’ospitalità hanno già sperimentato la disruption da cigno nero – pensiamo a Netflix, Spotify, Uber e Airbnb – che ha drammaticamente cambiato il rapporto buyer-seller di quelle specifiche industrie. 

Nel suo articolo, Giberti espone le sue idee riguardo al possibile arrivo del cigno nero nel mondo delle fiere e degli eventi presenziali, e di come gli organizzatori dovrebbero affrontare e prepararsi per questa disruption.

E’ possibile leggere l’intero articolo al seguente link.

Fiere, eventi e conferenze sono stati cancellati o rinviati negli ultimi mesi e, ora più che mai, sentiamo continuamente parlare di eventi fisici che diventano digitali. A dire il vero, è da un po' che si discute di eventi virtuali, nonostante le esperienze face-to-face, di persona, siano di gran lunga più apprezzate perché in grado di generare maggior valore commerciale e opportunità d’affari rispetto a qualsiasi altro canale di marketing.

In passato, il settore delle fiere professionali e degli eventi ha affrontato altre gravi crisi, ma ha saputo riprendersi e diventare più forte. La differenza tra il passato ed oggi è che esistono piattaforme migliori che possono aiutare le aziende a promuovere digitalmente i loro marchi, prodotti e servizi, a creare un senso di comunità, nel rispetto del distanziamento sociale o, per dirla meglio, del distanziamento fisico, che è e continuerà ad essere richiesto per parecchio tempo.

Sebbene possa sembrare illogico, un modo per far crescere gli eventi fisici è quello di mescolarli con opzioni digitali, come spiega anche Rebecca Miller in questo interessante articolo.

La mia opinione è che la soluzione digitale non sostituirà mai completamente l'esperienza dal vivo in fiere ed eventi, nulla può davvero sostituire l'interazione umana. Le relazioni H2H (human-to-human) rimarranno sempre predominanti per fare affari.

Tuttavia, la fusione tra evento fisico ed esperienza virtuale (a me piace più usare il termine digitale) in quest’epoca turbolenta e senza precedenti è un modo per l'industria di dimostrare la sua capacità di trasformarsi continuamente, creare nuovi ibridi, raggiungere un nuovo pubblico ed esplorare una nuova crescita. Che alla fine porterà ad una nuova normalità.